Centro d’incontro intergenerazionale e interculturale

Progetto del Dicastero della socialità di Locarno in collaborazione con il Gruppo Integrazione

Centro d’incontro intergenerazionale e interculturale

 (nell’area e nei prefabbricati dell’ex-centro giovanile di Locarno)

  1. Premessa

 L’Ufficio federale dello sviluppo territoriale, in collaborazione con il Segretariato di stato e la Commissione federale delle migrazioni, il Servizio di lotta contro il razzismo e l’Ufficio federale dell’alloggio,  ha promosso e contribuito a finanziare a partire dal 2007 progetti urbani per l’integrazione sociale nelle zone abitative.

Edifici abitativi trascurati, spazi esterni e zone verdi carenti dal punto di vista qualitativo o difficilmente accessibili, poche infrastrutture per il tempo libero, traffico e inquinamento eccessivi, concentrazione di gruppi di popolazione svantaggiati dal punto di vista economico e sociale e  numerosi immigrati: ora come in passato sono queste le sfide con cui di devono confrontare numerosi quartieri di Comuni della Svizzera”.

Ispirandosi a quanto già realizzato in questo campo da varie città svizzere di dimensioni e caratteristiche simili alla nostra (Bienne, Baden, Sciaffusa, Rorschach, Burgdorf, Renens,Versoix, Montreux  …), il presente progetto mira a creare  a Locarno uno spazio d’incontro intergenerazionale e interculturale in grado di soddisfare alcune esigenze della cittadinanza facendo capo a una struttura comunale già esistente (il prefabbricato dell’ex-centro giovanile) e sfruttando la sinergia tra diversi settori (urbanistica, politica sociale, migrazione, volontariato,  sicurezza, educazione e tempo libero).

Rispetto ad altri spazi pubblici sarà meno strutturato, arredato più sobriamente e di minori dimensioni. Dovrebbe tuttavia godere di una più grande flessibilità. La sua specificità andrà perseguita nelle multifunzionalità e sarà caratterizzata dalla varietà generazionale e culturale del suo target.

  1. Finalità del centro

Il progetto del Centro d’incontro non ha l’ambizione di porsi da solo come modello per risolvere i problemi urbanistici e di socialità della zona della Morettina.

Pur facendo capo a risorse limitate, potrebbe però rivelarsi un contributo significativo nella prospettiva della riqualifica dei quartieri residenziali limitrofi e della risposta alle richieste di spazi d’incontro espresse da alcuni settori della cittadinanza.

L’obiettivo generale è quello di attivarsi a migliorare in maniera sostenibile la qualità di vita di chi abita nei quartieri vicini, di creare condizioni favorevoli all’integrazione sociale e di realizzare i necessari interventi per valorizzare uno spazio urbano attualmente poco utilizzato in cui vari altri progetti sono già stati messi in atto o sono in via di realizzazione.

 Gli spazi interni ed esterni del Centro mirano a costituire un’opportunità non solo per incrementare l’attrattiva e l’immagine della zona ma, soprattutto, per offrire possibilità d’incontro e di collaborazione tra diversi gruppi della popolazione, tenendo conto delle rispettive risorse e capacità di iniziativa.

Le comunità migranti, in particolare, vedranno finalmente riconosciuta la loro principale rivendicazione, quella di poter disporre a condizioni economiche di un luogo stabile in cui poter svolgere incontri utili a mantenere in vita i loro rapporti d’origine e le loro peculiarità.

Questo luogo non sarà tuttavia una loro prerogativa dentro la quale arrischierebbero di isolarsi e di non farsi conoscere.

Attraverso un approccio inclusivo e partecipativo, il Centro dovrà essere messo a disposizione di tutta la cittadinanza senza discriminazioni. Le attività che si potranno svolgere nei locali interni e nel piazzale del prefabbricato sono molteplici e di diverso tipo (riunioni, piccole assemblee, bricolage, lezioni, intrattenimento dei bambini, feste, cucina …), ciò che dovrebbe rafforzare nei diversi gruppi che vorranno usufruirne il sentimento di identificazione con tutta la collettività e di vicinanza verso le autorità che si riconoscono nel progetto.

Attraverso la partecipazione alle attività e alla condivisione dello spazio, i partecipanti avranno modo di sensibilizzarsi ai bisogni reciproci, di migliorare i rapporti tra di loro, di mediare tra le culture e le generazioni, dando così un importante contributo alla coesione sociale.

  1. Scelta del luogo e rapporto con i quartieri

Il progetto prevede il recupero di una struttura attualmente in stato d’abbandono a causa dello spostamento del Centro giovanile.

L’intenzione è quella di dare nuova vita a tale struttura che si trova in un punto strategico a cavallo dei due quartieri più popolati della Città: il quartiere Campagna ed il quartiere Nuovo (in particolare l’area Morettina – Saleggi). Inoltre, in quest’area sono presenti importanti infrastrutture pubbliche: la passeggiata lungo il fiume Maggia, il collegamento ciclopedonale con Ascona, il centro tennistico coperto con annesso ristorante, i campi di calcio, il centro logistico con l’ecocentro. A questi luoghi pubblici si aggiungeranno in futuro anche gli orti urbani.

Il Centro d’incontro intergenerazionale e interculturale potrebbe fungere, vista la sua posizione, da cerniera in modo da creare dei nuovi rapporti fra queste due fondamentali area della Città in parte divise dalla presenza dell’asse stradale che collega la sponda destra del fiume Maggia nonché la galleria Mappo Morettina alla rotonda di Piazza Castello.

  1. Target e contenuti del centro

Il Centro mira a diventare progressivamente punto di incontro e di socializzazione per i seguenti gruppi di popolazione:

  • Famiglie che intendono incontrarsi e/o organizzare momenti di festa e di ritrovo (ad es.: compleanni; incontri familiari; gruppi di genitori che vogliono organizzare attività con i bambini; gruppi familiari che hanno bisogno di uno spazio di discussione; ecc.)
  • Associazioni di quartiere, in particolare quelli adiacenti al Centro, che cercano uno spazio per le riunioni dei loro rappresentanti o per loro attività
  • Comunità e/o gruppi di persone di origine migrante che desiderano organizzare momenti di incontro e/o occasioni di formazione (ad es.: feste tipiche della comunità; corsi di lingua; corsi di educazione civica; momenti di racconto; ecc.)
  • Comunità e/o gruppi di popolazione locale e non che necessitano di uno spazio per incontrarsi ed organizzare momenti di incontro per occasioni particolari (ad es.: feste; ricorrenze; ecc.)
  • Persone o gruppi di persone che collaborano alla gestione dell’orto urbano (previsto nelle vicinanze) e che necessitano di uno spazio coperto per riunioni o incombenze varie
  • Associazioni e/o gruppi culturali e/o ricreativi che ricercano uno spazio dove ritrovarsi per organizzare eventi tematici particolari o per preparare le loro attività (ad es.: gruppi ricreativi e/o professionali e sociali; società caritatevoli e di mutuo soccorso)
  • Gruppi di anziani che vogliono avere uno spazio dove poter organizzare delle attività specifiche o dove ritrovarsi con altri gruppi di popolazione (famiglie; giovani; ecc.)
  • Gruppi di giovani che desiderano organizzare piccole feste o avere momenti di ritrovo e di scambio strutturati (ad es.: compleanni; feste di diploma o di laurea, gruppi di discussione; ecc.)
  • Gruppi di persone, associazioni di volontariato, privati che sono alla ricerca di una struttura per organizzare momenti di formazione e/o di confronto (ad es. per corsi di lingua e/o assemblee).

La convivenza e la collaborazione fra diversi gruppi di cittadini (differenti per estrazione sociale, per provenienza di nazionalità e per età anagrafica ma uniti nell’interesse ad usufruire di un luogo privilegiato di incontro) che confluiscono nello stesso spazio fisico ed affettivo (il Centro) può contribuire a creare un movimento di integrazione sociale e culturale che andrà a costituire un arricchimento per la vita pubblica della città e per il benessere dei suoi cittadini, creando un valore aggiunto per la qualità dell’immagine di Locarno e per la realtà quotidiana della sua popolazione.

La disponibilità di spazi d’incontro è percepita come necessità prioritaria soprattutto all’interno della popolazione dei migranti. Necessità riconosciuta nell’elenco dei progetti possibili indicati nel Piano per l’integrazione cantonale (PIC) 2018-21 sottoscritto dal nostro Municipio il 10.3.2017.

Nella situazione attuale di Locarno, così come in quella del Cantone, si intravvede la perdita di legami comunitari e, dunque, la tendenza a ripiegare su un percorso d’integrazione di tipo individuale e non più, come nel passato, su un percorso di tipo collettivo o comunitario. Le comunità nella loro dimensione associativa sono sempre meno presenti a sostenere i nuovi arrivati sia negli sforzi di inserimento nella realtà locale che nel mantenimento delle tradizioni di origine. Una delle ragioni (..) consiste nella difficoltà di reperire spazi comuni di condivisione e di ritrovo (per feste, commemorazioni ecc.).

 Il Centro d’incontro, oltre che facilitare il mantenimento di rapporti umani e culturali fondati sull’origine, verrebbe a colmare un vuoto nei legami tra le autorità e le varie associazioni migranti. Mentre queste associazioni vedrebbero più concretamente riconosciute la loro esistenza e le loro attività, le autorità troverebbero un nuovo canale per raccogliere le esigenze collettive di questa parte della popolazione.

Ricordiamo che a Locarno la popolazione straniera, potenzialmente interessata al Centro, è circa un terzo di quella totale. Ai 5.332  cittadini di passaporto straniero, andrebbero aggiunti anche quelli naturalizzati che mantengono la doppia identità, ovvero un forte legame con le comunità d’origine.

Totale popolazione 15.303
Svizzeri    9.971
Stranieri    5.332
% stranieri 34,8%
   
Italia 2.349
Portogallo    728
Germania    212
Macedonia    367
Serbia    214
Croazia    454
Bosnia      99
Spagna    226
Kosovo      21
Brasile      63
Turchia      54
Francia      29
Repubblica domenicana    119
Altri    387

Le comunità migranti attive nella nostra regione e dotate di qualche forma associativa sono quelle regionali italiane, quella portoghese, quella macedone, quella serba, quella bosniaca croata, quella spagnola, quella curda e turca e quelle sudamericane, in particolare quella domenicana.

  1. Rete sociale del centro

L’attività del centro dovrà essere in grado di inserirsi nella rete

delle associazioni, dei servizi e degli enti che operano sul piano comunale.

Come scrivevano in un saggio recente i responsabili degli istituti e servizi sociali del comune: “la rete permette di evitare doppioni, di facilitare le comunicazioni tra gli addetti ai lavori e gli utenti, di far circolare l’informazione, di rendere più razionale la collaborazione tra enti pubblici e associazioni …”

Da una parte occorrerà che il Centro si coordini con associazioni

che svolgono attività dello stesso genere o che si riferiscono allo stesso target. Pensiamo, per esempio, allo Spazio Elle, al Centro giovanile, alle Associazioni di quartiere…

Dall’altra,  per raggiungere nuove utenze e potenziare le risorse  per la gestione del Centro, bisognerà coinvolgere nelle sue varie espressioni il volontariato sociale e gli enti che lavorano nell’ambito sociale (Pro Juventute, Pro Senectute, Associazione volontarie vincenziane, Tavolino magico, Comunità migranti organizzate …)

  1. Gestione e finanziamento

Il progetto potrebbe trovare una possibilità di finanziamento attraverso l’aiuto che il cantone e la confederazione mettono a disposizione per lo sviluppo dei quartieri abitati e l’integrazione della popolazione migrante.

L’aiuto potrebbe permettere l’assunzione a tempo parziale di una persona incaricata di coordinare le attività, di garantire la sicurezza e la pulizia del Centro oltre che di tenerne i conti.

In via transitoria, il Centro potrebbe essere affidato al volontariato.

I dettagli pratici sulla gestione e sul finanziamento saranno esposti soltanto in una seconda fase, non appena si delineeranno meglio le scelte per la realizzazione del progetto e le risorse a cui si potrà attingere

Per soprassedere alla realizzazione del progetto, monitorarne i vari passaggi e fare in modo che attorno ad esso  si crei un rapporto interattivo tra l’utenza e le autorità comunali interessate, si può ipotizzare la formazione di una commissione comunale per l’integrazione.  

Questa commissione, che avrebbe anche il compito di supervisionare il Centro, non dovrebbe essere formata in base alla rappresentatività partitica bensì a quella istituzionale che, pur nel rispetto della pluralità, può tenere maggiormente in considerazione le competenze specifiche necessarie. Il coordinatore dei sevizi sociali, il comandante della polizia comunale, la direzione delle scuole e il capo dell’ufficio tecnico, dovrebbero delegare un loro collaboratore a cui si aggiungerebbero tre rappresentanti del volontariato (si pensi a un rappresentante del Gruppo Integrazione, a un rappresentante di un gruppo d’aiuto sociale e a un rappresentante delle associazioni dei quartieri). Una commissione siffatta avrebbe oltre tutto il vantaggio di poter avvicinare l’amministrazione comunale ad alcuni aspetti concreti dell’integrazione.